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Bologna, Italy
Ho 30-equalcosa anni, vivo a Bologna, mia città di adozione, assieme al mio compagno col quale ho messo su famiglia dall'agosto 2007 nonostante la legge non la pensi allo stesso modo. Per me questo blog rappresenta un palco virtuale da cui dar sfogo a pensieri, paure, desideri semi-inconfessabili e seghe mentali! Da qui mi aspetto la possibilità di confrontarmi con altre persone e prospettive...restate sintonizzati!

martedì 5 ottobre 2010

Reportage del lunedì # 73 (edizione speciale del martedì)

Ve lo sbatto dentro senza sputo, magari vi piace:

Venerdì arriva da me "mia sorella" Giovanni e trasforma l'appartamento in una succursale della casa madre della Douglas: creme, liquidi per lenti a contatto, asciugamani Rocco Barocco, conosco il fondotinta che usa?, indestructiblegelforspecialhairlookmoisturizingnutrirepair ovunque. Mi aspetto che da un momento all'altro tiri fuori anche un lubrificante per pelli sensibili e glandi screpolati per avere in casa la versione finocchia della perfetta presentatrice Avon.
La natura ci ha fatti imperfetti e si sa. Avremmo infatti voluto fiondarci nel primo cruising ma siamo stati costretti a piegarci alla logica della nutrizione e a consumare una qualche cena in fretta e furia. Poi, liberi e belli, andiamo a far numero al Bart. Poca gente (il lungo weekend col lunedì festivo per celebrare il santo patrono deve aver svuotato un pò la città. Anche se, grazie a noi, Bologna è stata così puttana che è meglio parlare di santo protettore...) ma con un paio di punte di diamante, una delle quali è ovviamente diventata un solitario per la collezione di De Beers di mia sorella.
Spettacolo di strip che non ha raggiunto la sufficienza: i due gogo boys erano gravemente impreparati di fronte alle nostre sbirciate interrogatorie e all'esame...tattile...ha trovato conferma la nostra impressione di totale mancanza di sviluppo del tema centrale del compito. Bocciati.
Tra i vari pompini multipli e spagnole tra le chiappe che ormai non impressionano più nessuno nel sotterraneo del bar, finalmente una prima visione per me: un tizio si è denudato completamente, ha indossato una maschera di pelle senza neanche i buchi per gli occhi, si è sdraiato sulla grata del pisciatoio a pavimento e, con la scritta WC che campeggiava sul petto si è fatto usare come latrina da tutti i volontari. Ributtante ma non è facile staccare gli occhi.

Sabato, dopo una spesa, due faccende domestiche e tre chiacchiere col cinese non vedevamo l'ora di fare quattro salti in disco (ma quanto fa ottantenne dire "fare quattro salti"?!?). Red Club as usual.
L'amicizia col cubista del locale, visto che di sesso manco a parlarne, mi porta almeno questo di buono: una drink card omaggio ogni volta che mi vede. Io vado di stomaco già con un Cuba Libre che non sia almeno al 75% di Coca Cola e 20% di ghiaccio, figurarsi quindi come stavo quando sabato ci ha regalato due card! Alle tre mi dimenavo in pista come quel tarantolato di Don Lurio quando ballava Testaspalla, alle quattro ero come Don Lurio quel mattino che si è svegliato morto, abbracciato a un albero in giardino per non cadere esanime con la faccia nel prato inglese...
Con la chiusura delle piscine, jacuzzi e tutto l'ambaradam estivo son tornate in gran rispolvero le due megadark, così che le altezzose palestrate hanno potuto riprendere il loro sport preferito dopo l'ingurgito della creatina: snobbare i comuni mortali fino a mezz'ora prima della chiusura per poi scendere di sotto e spompinare pure il nonno di Matusalemme. Contente loro, le snobbette pompate.

Domenica, nonostante il ritorno alle ore piccole (ma quanto fa novantenne dire "fare le ore piccole"?!?), alle dieci già spignattavo per preparare lasagne al forno alla terrona per pranzo e gattò di patate da portare alla festa di compleanno di Pablo alla sera. Dopo il parco pranzo abbiamo comunque deciso di chiudere il puttan tour con un sei ore di sauna che era un mese che mancavo e il proprietario e aveva affisso i manifesti Missing! in bacheca.
Io non so se avevano diffuso la notizia che i Maya s'erano sbagliati e che la fine del mondo era in realtà quella sera stessa dopo l'edizione di Studio Aperto, sta di fatto che così tanta azione non l'avevo proprio mai vista!
Recuperato il tempo perso con un paio (leggasi sei) di spettacolini ad hoc che mi hanno valso il titolo del Peggio Troione della jacuzzi, ci siam congedati con la solita eleganza e disinvoltura, subito dopo l'ingozzata al buffet, con una tartina al salame ancora infilzata tra i canini e uno sbuffo di maionese sull'asciugamano.
Toh, non è maionese!

giovedì 30 settembre 2010

Aridaglie...

No vabbè, in questo caso il post non lo scrivo... Incommentabilmente trash!

martedì 28 settembre 2010

E lo stupro è servito...

Io di televisione ne guardo davvero poca, sia per l'infima qualità di quello che quotidianamente viene vomitato dal tubo catodico, sia perché, evadendo il canone, la mia coscienza mi impone di guardarne comunque il meno possibile.
Ogni volta che mi imbatto in programmi come Il mercante in fiera o i dibattiti di Forum sul se sia lecito far ereditare la figlia illegittima avuta dal fratello del proprio labrador, faccio una espressione sconvolta e tutta arricciata come quando ho letto del romanticismo d'altri tempi che ha legato Lele Mora a Fabrizio Corona.
Tra i molti motivi che adduco all'invito a non guardare la tv, c'è quindi pure questo: fa venire le rughe!
Capita comunque che chi vi scrive, nonostante sia abbastanza navigato nei fatti della vita più scabrosi, così come chiunque abbia una certa dimestichezza col rimming anale, resti ancora sconcertato di fronte a certi parti dell'ingegno umano che definire porcate è voler usare un manieristico eufemismo.
L'ultima assurdità nella quale mi sono imbattuto è lo spot di un jeans che permette anche all'ultima gatta morta sulla piazza di realizzare un piccolo sogno pret-a-porter: lo stupro nel cesso della disco.
Per approfondire la ricerca vado sul sito di Angeldevil, il brand produttore di questa attenuante generica nei casi di violenza carnale sotto le mentite spoglie di un jeans, e trovo il filmato esplicativo. Ecco come funziona:

 

In pratica la squinzietta collega al PC la pratica chiavina in dotazione, la carica di numeri di telefono, indirizzi mail, IBAN, contatto MSN, profilo MySpace, XTube, sua nonna in carriola e tutto quello che pare indispensabile oggi per non essere definito asociale e, assetata di connettività anche quando dimena il culo sulla pista da ballo, va a cercare altri amici da aggiungere ai settemilaquattrocento che ha su Facebook.
Con la grande differenza che però questa è gente reale, ragazzi ormonici e 'mbriachi col cervello che gli stantuffa solo una idea fissa se, come nel filmato, ti ci strofini addosso come una con la labirintite alla fica (no, provate a dirmi che esagero dopo averla vista in azione dal minuto 2:20 in poi! Provateci!!!).
Questo spot mi fa venire voglia di diventare etero solo per sposarmi, fare una figlia, aspettare 16 anni che mi chieda di andare in disco con gli amici indossando quei jeans, per riempirle la faccia di ceffoni mentre le urlo "E io qui ti volevo brutta zozza!!! Vai a studiare il congiuntivo piuttosto!!!".
Ma possibile che adesso pure la moda debba giocare al ribasso coi giovani, offrendo come unico panorama culturale collettivo la necessità di rendersi popolari e ammiccanti e divorabili e connettibili sempre, 24 ore al giorno, spodestando, dal ruolo che le è proprio, la politica del modello berlusconiano e l'appiattimento dell'ultimo social network?
Ma se gira gira quella fine devi fa, non era tanto meglio il numero di cellulare scritto sulla parete del cesso invece di strusciare il culo su ogni pacco che ti ritrovi davanti come se ti prudesse per un attacco di emorroidi a grappolo?



"Perchè imparare a usare il congiuntivo quando sono così brava ad aprire il culo?"

lunedì 27 settembre 2010

Reportage del lunedì # 72

Buongiorno bella gente e, nel caso si trovi a passare di qua Noemi Letizia, anche a te repellente mostro plastiforme che pari un trans operato da un chirurgo con gran senso dell'umorismo!
Come state? Passato un bel fine settimana? Ecco, io no.
Sono stato giù dai miei questo weekend, in balìa di quegli intrighi, sotterfugi, ipocriti espedienti e tradimenti sussurrati che fanno tanto la tipica, sana famigliola italiana.
Io non aspiro a diventare modello di vita per i pubblicitari che mettono a punto le campagne del Mulino Bianco, ma voi l'avete mai vista una famiglia che fa davvero colazione tutti assieme come "nel mulino che vorrei"? Io mai.
Ora non dico di far rappresentare, da una bella attrice di mezza età, mia madre che smadonna perchè ha scordato la moka sul fuoco o, da qualche bambina prodigio che va di moda ora, quella gran scassacazzi della mia nipotina che sbriciola, vomita e piscia pure nei vasi delle piante, ma un minimo di realismo mai?
E invece, anzichè sul verde prato della iconografia spottiana, mi sono ritrovato a passare due giorni con persone a cui voglio bene ma che affiderei alla cura di un esorcista il prima possibile.
Mia madre, che mi chiede sottovoce del mio ragazzo solo quando si è assicurata di essere sola in casa con me e proferendo Marco a così basso volume che non capisco mai se abbia detto Marzo, Varco o Fave di Fuca... Ormai lo so che si sforza di sapere e di accettare e che appena la vedo muovere il labiale senza che suono alcuno sia prodotto dalle sue corde vocali vuol dire che mi sta chiedendo del genero degenere. E allora attacco a dirle le ultime news finchè non vedo che le orecchie le sanguinano e allora smetto perchè ha raggiunto il massimo livello di gayfriendlytà possibile per lei.
Poi c'è mio padre, che mi parla solo nel tragitto stazione-casa e casa-stazione.
A volte anche casa-cimitero e cimitero-casa se mi concedo una gitarella allegra in sua compagnia.
Il fatto è che al paese non ho più nessun amico, siamo tutti andati via per stare meglio nel corso degli anni. Sempre più spesso mi capita di entrare in casa il venerdì sera e riuscirne la domenica per tornarmene a Bologna.
La compagnia della famiglia è quindi non solo una detenzione obbligata ma, per molti versi, una pena accessoria di sadica ispirazione.
Poi c'è tutta la risma di fratelli, mogli e figli che già fatico a imbroccarne i nomi, figurarsi farmeli stare simpatici...
E le domande... Quante domande che fanno senza voler davvero sapere! Se ci fosse il "Campionato mondiale delle domande importanti di cui non vuoi conoscere la risposta", loro domanderebbero subito "...e come faccio a non partecipare?". Appunto.
Quanto son lunghi due giorni a contatto con altri simili a te ma così distanti dal tuo modo di essere e intendere.
Siamo tutti quanti come una covata appena scodellata di piccoli caimanini: siamo appiccicati l'un l'altro nelle nostre piccole uova traslucide a contatto forzato. Ci vediamo e ci sfioriamo ma sempre divisi da un'indistruttibile pellicina di rarefatta trasparenza.
E forse è un bene, perchè se un giorno il guscio molle dovesse spaccarsi, ci azzanneremmo per cannibalizzarci l'uno con l'altro.

lunedì 20 settembre 2010

Il non reportage + Appello

Salta un turno l'appuntamento col reportage: non ho fatto assolutamente nulla se non stare a casa dal lavoro con la gastroenterite e imparare a pisciare non dal solito buco.
Vi invito invece ad aderire al passaparola via web per pubblicizzare l'avvio di Annozero questa settimana.
Che guardiate o meno il programma, che vi piaccia o meno Santoro, se avete a cuore la libertà di espressione, non statevene zitti ma...passateparola!

venerdì 17 settembre 2010

Music is my life...

Con il ricomincìo delle scuole, riapre per me la stagione che più aborro e che non dura mai abbastanza poco: quella in cui sono costretto a calibrare e modulare la mia esistenza sulla base di fregole e raptus altrui, in particolar modo di chi nella vita non ha realizzato altro che finire distesa in una sala parto con le mani di una ostetrica su per la fica e della relativa progenie.
I tempi di permanenza in bus per andare a lavoro sono magicamente raddoppiati da 3 giorni a questa parte grazie al traffico prodotto dalle sprintosissime mammine al volante (non voglio essere sessista in questo argomento ma, se ho già assistito a due incidenti di femminea matrice, qualcosa vorrà pur dire...), i metri cubi a testa a disposizione sul mezzo pubblico sono diventati millimetri quadrati e per tutta la durata del viaggio devo pregare l'obeso teenager di turno di scendere dai miei calli e non passarmi la gastroenterite (inutilmente...ce l'ho e sto scrivendo da casa...).

Eppure la cosa che mi infastidisce più di ogni altra, e che mi fa assomigliare alla Regan de L'esorcista quando le impongono il crocefisso, è la simbiosi, che ormai affligge tutti, tra orecchio e cuffiette e che trasforma questo branco di imbecilli in esseri mitologici metà brufoli e metà IPod.
Il giorno in cui anche in Italia si potrà intentare una sacrosanta class-action cercherò volontari a mezzo blog per citare in giudizio tutti i produttori di lettori mp3 a cominciare da Steve Jobs!
Possibile che si debbano ottenebrare il già non dotatissimo cervello sparandosi nelle orecchie iron, metallica e tutti quei gruppi lì che fanno la ruggine già alle otto meno un quarto?
Tu sei lì che non vedi l'ora di arrivare in ufficio per poterne uscire il prima possibile e ti trovi 'sti coglionazzi davanti: due borse sotto gli occhi che pare si siano fatti impiantare due cuccioli di sharpei sottoculari e le immancabili cuffiette che sparano musica istigante al genocidio, mentre la madre, che lo ha appena mollato alla fermata, va a schiantarsi contro il primo bidone del rusco solo per far sera potendo raccontare che oggi qualcosa è successo.
Lo sveglione tipo è poi uno che viene dalla provincia e spesso ha una t-shirt nera macchiata di sugo alla puttanesca. Venendo da lontano è quindi sul bus da prima degli altri e si è assicurato in tutta pacatezza un posto a sedere per la sua lobotomica mole.

Hai voglia te, vegliarda ottuagenaria che sei capitata per sbaglio fra queste righe, a cercare di impietosirli con sguardi imploranti ed espressioni di rugosità alla bisogna. La tua flebile vocina nulla può contro il volume mai posizionato sotto il livello 9 e, se pure provi a bussargli gentile su una spalla perchè gli occhi gli diventino meno vitrei e si fissino nelle tue cataratte notando che sei lì e che hai bisogno di sederti, le loro felpacce spesse quanto una cotica li proteggeranno a mo' di armatura e non avvertiranno la minima sensazione tattile che gli manifesti la tua presenza.
Spaccagli direttamente il bastone in testa appena ne hai l'opportunità e sentirai scoppiare il mio "BRAVAAA!!!".

Ma, passando su un piano più generale, sono rimasto l'unico a questo mondo a saper apprezzare il silenzio e a mantenere una ferma volontà di restare connesso anche auditivamente con la realtà che mi circonda?
Ormai si fa fatica anche a chiedere una informazione se per strada ti passano accanto solo automi rincretiniti da musica 24 ore su 24. Sono troppo timido e beneducato per poter fermare qualcuno con i fili che gli spuntano dalle orecchie per chiedere dov'è Via, lo Pio Purestavolta.
Perciò vi chiedo: ma non pensate che sia eccessiva l'importanza che stiamo dando alla musica? Che non abbia eroso spazi prima dedicati a riflessioni e contatto umano e che ci stiamo dedicando un pò troppo a una attività passivizzante e annullante? Che non ci sia qualcosa di strano se in palestra, con la musica sparata a palla dallo stereo, ognuno non trovi di meglio da fare che portarsi per di più il suo lettore mp3? Che nessuno si accorga di quanto è idiota ripetere a pappagallo "Ah, la musica è la mia vita!" cercando di trovarci un senso e darsi un tono al contempo?
Eh no, vi do una notizia: a meno che non vi chiamiate Dr. Frank-N-Furter e vi piaccia travestirvi o non abbiate un magnifico chignon e passiate la vostra giornata affacciata a un balcone della Casa Rosada con gli argentini che vi gridano "E-vi-ta! E-vi-ta!", NO, LA MUSICA NON E' LA VOSTRA VITA o almeno la vostra vita non è un musical!
E la necessità di un contatto umano ha già suonato da un pezzo il campanello d'allarme ma, ovviamente, nessuno lo sente...

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